Cenni di Pronto Soccorso oculistico

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Questo articolo nasce dall’esigenza di dare alcune informazioni sui diversi tipi di traumi oculari e consigli utili su come intervenire.

L’occhio è una parte vulnerabile del sistema nervoso centrale ma ha anche dei sistemi di protezione dati dall’orbita, palpebre con le ciglia e le lacrime. L’orbita contiene il bulbo oculare che è avvolto da grasso orbitario che lo protegge dall’impatto di grosse dimensioni. Le palpebre e le ciglia proteggono l’occhio da polvere e piccoli corpi estranei; le lacrime invece puliscono dalle impurità la superficie oculare.

Esistono diverse tipologie di traumi oculari che possono essere anche molto invalidanti.

Quando si subisce un forte colpo sul viso, può capitare che la forza dell’urto venga assorbita dal bulbo oculare che la trasmette alle pareti dell’orbita e può fratturarne la parte più fragile, cioè il pavimento orbitale ma anche i lati o il tetto dell’orbita e può capitare che parte dei muscoli dell’occhio vengano spinti attraverso l’occhio fratturato, rimanendovi intrappolati.

Questo tipo di lesioni hanno come conseguenza lo sdoppiamento della vista, infossamento del bulbo, dolore alla guancia e al labbro superiore, accumulo di aria nei tessuti sottocutanei (enfisema sottocutaneo).

Si sospetta una frattura orbitale se la zona interessata dalla frattura si gonfia, ha accumulo di liquido, è dolorante, appare di colore blu e può essere accompagnata da sanguinamento del naso.

La vista è compromessa se le palpebre sono tanto gonfie da non poterle aprire, o in alcuni casi se vi è danno al bulbo oculare o se il sangue dei vasi sanguigni lacerati si accumula dietro il bulbo (ematoma retrobulbare) ed esercita pressione sul nervo che conduce al cervello (nervo ottico).

L’esame che consente di accertare la presenza di frattura orbitaria è la tomografia computerizzata.

Quali sono gli interventi di primo soccorso?

L’applicazione di ghiaccio può contribuire a ridurre sia il dolore sia il gonfiore; analogamente, tenere il capo sollevato al di sopra del livello del cuore può contribuire a prevenire l’ulteriore gonfiore. Gli analgesici possono favorire l’attenuazione del dolore.

Può essere necessario un intervento chirurgico per la riparazione delle ossa facciali se i muscoli sono intrappolati e provocano una visione doppia, lesione del nervo e infossamento oculare.

Prima di intervenire chirurgicamente, però, di solito si aspettano due settimane per verificare se i sintomi scompaiano naturalmente.

Tra i traumi si possono annoverare anche le ferite palpebrali. Possono essere cutanee superficiali o molto delicate e profonde, se interessano i margini liberi o i canalini lacrimali.

In entrambi i casi si procede subito alla verifica della presenza di lesioni del bulbo oculare, che si effettua con l’ispezione a luce focale, sollevando la palpebra e facendo muovere l’occhio in varie direzioni.

Per escludere la possibilità della presenza di corpi estranei, è bene effettuare una radiografia.

Nel caso di ferite palpebrali gravi bisogna recarsi subito presso un centro specialistico, in caso di ferite superficiali la sutura può essere effettuata anche da uno specialista di chirurgia plastica con alcuni accorgimenti, quali la scelta del filo da sutura, del tipo di punto.

Tali strutture trattate in maniera approssimativa, esitano spesso in retrazioni cicatriziali che portano ad ectropion o ad entropion fino a colobomi palpebrali che oltre ad essere invalidanti dal punto di vista funzionale, creano dei problemi estetici e psicologici al paziente, ed inoltre complicano eventuali ritocchi successivi di trattamenti chirurgoplastici volti al fine di ristabilire una normale morfologia dei piani palpebrali.

Nel caso di ferite congiuntivali è sempre necessario recarsi in un centro specialistico poichè bisogna suturare con idonee tecniche microchirurgiche e per escludere la presenza di rotture della parete bulbare e di corpi estranei.

Le ferite possono interessare anche il bulbo oculare. Se si verificano nel segmento anteriore dell’occhio sono più facilmente visibili mediante osservazione a luce focale. Per le ferite posteriori si devono sospettare alla presenza di alcuni sintomi quali emorragie sottocongiuntivali, camera anteriore ridotta di profondità, limitazioni nella motilità oculare.

Anche in questo caso è necessario intervenire chirurgicamente, ciò che è possibile fare in attesa dell’intervento è bendare l’occhio ferito e iniziare una terapia antibiotica. E’ assolutamente sconsigliato forzare l’apertura delle palpebre e procedere alla medicazione locale.

Le abrasioni corneali consistono nella perdita di parti dell’epitelio corneale.

Si verificano specialmente in seguito a traumi quali la presenza di corpi estranei, unghiate, lenti a contatto, l’impatto con un oggetto. Nel caso in cui non siano dovute ad un fatto traumatico, possono essere dovute ad una patologia corneale.

I sintomi principali sono dolore, fotofobia, molta lacrimazione.

L’abrasione corneale guarisce entro pochi giorni tenendo l’occhio bendato e medicandolo con una pomata antibiotica.

Non si devono portare le lenti a contatto.

Qualora la situazione non migliorasse nel giro di qualche giorno, ci si deve recare in un centro specialistico.

 

Quando si parla di danni corneocongiuntivali si intendono le causticazioni e le ustioni.

Le prime vengono generate in seguito al contatto con agenti chimici. Le lesioni da acidi sono meno gravi poichè rimangono superficiali, le lesioni provocate da alcali e calce viva penetrano in profondità e interessano la camera anteriore.

L’intervento deve essere repentino, si deve procedere allontanando il caustico quindi lavando abbondantemente con un getto d’acqua, utilizzando un cotton fioc per eliminare le particelle di caustico e i frammenti di congiuntiva necrotica. Si possono utilizzare colliri per la medicazione e poi procedere al bendaggio dell’occhio.

Le ustioni corneocongiuntivali sono meno gravi delle causticazioni e le palpebre sono la parte più colpita. La forma più frequente è la cheratocongiuntivite attinica.

La sintomatologia è evidente e compare qualche ora dopo l’esposizione ai raggi ultravioletti.

E’ necessario esplorare il bulbo oculare e per farlo viene instillato il collirio anestetico.

La terapia prevede l’instillazione di colliri, l’applicazione di pomata antibiotica e il bendaggio.

I tempi di guarigione sono stimati a qualche giorno.

Uno dei problemi sicuramente più diffusi è la presenza di corpi estranei che vanno trattati diversamente a seconda che siano superficiali o endobulbari.

Quando i corpi estranei si trovano nella congiuntiva o nella cornea sono ben visibili all’illuminazione focale.

Quelli congiuntivali sono facilmente asportabili in seguito all’irrigazione con soluzione fisiologica dei fornici.

I corpi estranei presenti nella cornea se sono superficiali si rimuovono con facilità, se più profondi bisogna indirizzare il paziente ad un centro specialistico.

I corpi corneali, in ogni caso, si devono rimuovere subito perché potrebbero causare irritazione e dare vita ad ascessi corneali.

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