La cataratta: uno dei più frequenti disturbi alla vista

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Occhio Sano e Occhio con Cataratta

Quando il mondo diventa sfuocato: come curare la cataratta

Che cos’è la cataratta?

La cataratta è uno dei più frequenti disturbi alla vista, sono oltre 450 mila gli italiani che ogni anno vengono operati di cataratta.

La cataratta è un processo di opacizzazione del cristallino, che si trova tra l’iride e il corpo vitreo, a causa della quale compaiono disturbi del visus di entità variabile.

Esistono diversi tipi di cataratta dovuti tutti a modificazioni chimiche del cristallino, ma quella senile è la più comune ed è conseguenza del normale processo di invecchiamento, che causa l’indurimento del cristallino e la sua opacizzazione.

Se il cristallino è opaco, la luce viene parzialmente arrestata e dispersa per cui la visione risulta nebbiosa e indistinta.

Occhio con Cataratta

Tipologie di cataratta

Esistono vari tipi di cataratta, che possono essere classificati in base all’eziologia e all’aspetto clinico.

Da quest’ultimo punto di vista distinguiamo le cataratte:

  • Nucleari, in cui l’opacizzazione riguarda la zona centrale del cristallino. In questa condizione il paziente ha una visione migliore da vicino e in condizioni di scarsa illuminazione in cui la pupilla dilatata consente di sfruttare la periferia trasparente del cristallino
  • Sottocapsulari posteriori, in cui la porzione del cristallino interessata da cataratta è la superficie posteriore. E’ la tipologia che da maggiore disagio al paziente poiché anche piccole opacità possono causare importanti disturbi del visus. Sono spesso associate al diabete.
  • Corticali, che  interessano la porzione corticale del cristallino; i sintomi sono modesti sino a che le opacità non raggiungono la porzione centrale della lente.

Su base eziologica distinguiamo le cataratte:

  • Senili
  • Traumatiche: causate da traumi al bulbo oculare, da agenti fisici quali radiazioni, da traumi indiretti al capo e da calore
  • Tossiche: derivanti da intossicazioni professionali o farmaci
  • Da malattie oculari quali uveiti, distacco della retina, glaucoma
  • Da malattie metaboliche quali diabete mellito, galattosemia, distrofia miotonica
  • Da agenti infettivi quali rosolia, parotite, herpes simplex
  • Secondarie che si formano dopo l’estrazione extracapsulare di cataratta

 

Quali sono i sintomi?

La graduale opacizzazione del cristallino può causare alcuni sintomi, i più comuni sono:

Un altro sintomo è il cambio di colorazione della pupilla che da nera diventa grigio-giallastro. Può capitare anche che chi è presbite cominci a vedere meglio da vicino rispetto a prima e ciò è dovuto a una progressiva “miopizzazione” dell’occhio, dovuta all’indurimento del cristallino.

 

Come si diagnostica la cataratta?

Alla presenza dei suddetti sintomi, è necessario effettuare una visita oculistica completa. L’oculista esaminerà l’occhio per determinare il tipo, dimensioni e sede dell’opacità del cristallino.

In genere si misura la pressione all’interno dell’occhio per escludere la presenza di glaucoma.

Poi si esegue un esame oftalmoscopico con dilatazione della pupilla, che rivela opacità del cristallino anche lievi e alterazioni della retina e del nervo ottico.

La parte anteriore dell’occhio, invece, viene esaminata con la lampada a fessura, costituita da una sorgente luminosa e da una lente d’ingrandimento, che fornisce maggiori dettagli sull’opacità del cristallino.

Altri controlli complementari sono il test dell’acuità visiva e l’esame della retina.

 

Come si cura?

La cataratta si cura col ricorso alla chirurgia. La tecnica chirurgica utilizzata è la facoemulsificazione, che consiste nella frantumazione del cristallino per mezzo di ultrasuoni e nell’aspirazione dei suoi frammenti, per poi impiantare una piccola lente artificiale al suo posto (IOL).

Con l’utilizzo del femtolaser si possono praticare incisioni sempre più precise alla cornea e si può iniziare a frammentare il cristallino minimizzando il trauma.

Il recupero dopo l’operazione è molto rapido perché le incisioni sono sempre più piccole.

 

Quando operare

L’intervento deve essere programmato quando il deficit visivo è in qualche modo invalidante, tenendo conto delle attività e delle esigenze di ogni singolo paziente.

Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo anticipo dell’intervento, talvolta anche quando l’opacizzazione non è ancora evidente o solo agli albori poiché procrastinare l’intervento aumenterebbe i rischi operatori legati ad una maggiore resistenza del cristallino.

In ogni caso sarà il medico specialista a valutare il momento migliore per intervenire.

 

Quali accorgimenti prendere dopo l’operazione?

Si consiglia l’uso di un occhiale da sole protettivo per evitare l’esposizione ai raggi UV e alla luce, poiché in seguito all’intervento si accentua la fotosensibilità e l’effetto abbagliante.

Si deve inoltre evitare di sfregare l’occhio, dormire sullo stesso lato dell’occhio operato e non bisogna fare sforzi fisici.

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